Noi sappiamo i nomi dei responsabili di quella che viene chiamata “emergenza” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi al fine di operare un lento processo di trasformazione sociale e istituzionale a livello globale).

Noi sappiamo i nomi dei responsabili del reiterato stato d’eccezione motivato dalle “crisi” passate e quelle ancora da venire sopra la cui apparente inconfutabilità si fonda la condizione di nuova normalità politica e giuridica di questo paese.

Noi sappiamo i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i neoliberisti esecutori del colpo di stato, sia i neofascisti autori materiali delle repressioni nelle piazze, sia, infine, gli autori materiali degli assalti alla sede della CGIL di Roma del 9 ottobre 2021 nel tentativo di deviare (del resto miseramente fallendo) l’attenzione del pubblico dal successo della manifestazione pacifica e ordinata in piazza del Popolo, e con essa da tutte le marce, i cortei e le riunioni popolari svoltesi prima e dopo quell’evento.

Noi sappiamo i nomi che hanno gestito le due facce della cosiddetta “emergenza sanitaria”: una faccia antiscientifica (manipolazione dei dati, boicottaggio delle cure domiciliari precoci) e una faccia antidemocratica (introduzione della tessera denominata “Greenpass”, obbligo vaccinale per determinate categorie professionali).

Noi sappiamo i nomi del gruppo di potenti che, con l’aiuto di forze apolidi e sovranazionali, hanno prima creato le condizioni strutturali funzionali al peggioramento di qualunque possibile emergenza futura (decenni di politiche di austerity ai danni della sanità pubblica con tagli di migliaia di posti letto, di personale e di infrastrutture), e, in seguito, hanno inaugurato la stagione delle inedite politiche vaccinali (legge Lorenzin) finalizzate alla valutazione del grado di condiscendenza o di resistenza sociale a imposizioni di ordine sanitario, e della permeabilità istituzionale a sollecitazioni “esterne”, infine, di nuovo con l’aiuto di forze apolidi e sovranazionali, si sono ricostituiti una verginità politica concertando l’instaurazione di un Governo di “unità nazionale” irrimediabilmente votato al conseguimento di un’agenda programmatica avulsa da qualsiasi processo di revisione democratica.

Noi sappiamo i nomi di coloro che, tra un’ospitata televisiva e l’altra, hanno eseguito le disposizioni di aziende private esautorate dalla responsabilità legale del proprio operato, veicolando messaggi di odio e favorendo la disgregazione sociale a mezzo della disinformazione mediatica (per creare in concreto l’antinomia sociale propedeutica alla banalizzazione del dissenso, e di qui, alla sua criminalizzazione).

Noi sappiamo i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a personaggi comici come quel Generale di Corpo d’Armata che arrancava, alquanto operettisticamente, tra i luoghi più sperduti dell’Italia profonda e una sovraesposizione mediatica mai tanto infausta e controproducente (e per questo immediatamente sospesa).

Noi sappiamo i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai medici, agli scienziati e ai divulgatori che hanno scelto, liberamente o previa sollecitazione, di operare un abominevole quanto arbitrario impoverimento del confronto democratico sopra il tema sanitario e scientifico (e, a ben guardare, sopra qualunque altro tema scaturente da questi) assumendo personalmente, e a seconda del caso, il ruolo di censori, moralizzatori, o inquisitori della controparte. Noi sappiamo i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai grandi editori, ai direttori di rete e a quelli di giornale, e che ne condizionano, quando non determinano, la linea editoriale, e sappiamo i nomi di coloro, tra giornalisti, presentatori e intellettuali, che con tanto spreco di laboriosità hanno tornito la più raffinata e al tempo stesso grottesca opera di propaganda dai tempi del ventennio fascista, senza la quale ogni progetto autoritario soffocherebbe al primo, rozzo vagito.

Noi sappiamo tutti questi nomi e sappiamo tutti questi fatti di cui si sono resi colpevoli.

Noi sappiamo. Ma non abbiamo le prove.

Noi sappiamo perché siamo persone consapevoli, siamo donne e uomini liberi che cercano di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o si tace; che coordinano fatti anche lontani, che rimettono insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabiliscono la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero. Tutto ciò fa parte della nostra natura di donne e di uomini liberi e dell’istinto della nostra natura. Crediamo sia difficile che il “progetto di romanzo” sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Crediamo che molte altre donne e uomini liberi sappiano ciò che noi sappiamo in quanto donne e uomini liberi.

Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia negli ultimi anni non è poi così difficile.

Tale verità – lo si sente con assoluta precisione – sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione com’è per sua natura il nostro.

NOI SAPPIAMO

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